Ho sbagliato università?
Prima di decidere se restare o cambiare, serve capire che cosa non sta funzionando davvero: il corso, il modo in cui lo stai vivendo o la direzione che hai scelto.
di Lucia Baraschi, orientatrice professionale
Prima di decidere se cambiare, capisci che cosa non sta funzionando
«Ho sbagliato università» sembra una domanda sola, ma dentro può contenerne molte diverse.
Può voler dire che le materie sono molto lontane da come te le aspettavi. Che riesci a dare gli esami, ma non trovi quasi niente che ti interessi davvero. Che il corso ti piace, ma non riesci a immaginarti nei lavori a cui potrebbe portare. Oppure che sei arrivato all'università con una scelta che sulla carta sembrava sensata e adesso non sai più bene perché l'avevi fatta.
Ma può voler dire anche altro: che il primo anno è stato più difficile del previsto, che non hai ancora trovato un modo di studiare che funzioni, che l'ambiente non ti piace o che stai vivendo male una fase che non riguarda necessariamente il corso di laurea.
Mettere tutto sotto l'etichetta «facoltà sbagliata» rischia di far sembrare unica una situazione che unica non è. E soprattutto porta troppo presto alla domanda successiva: cambiare facoltà o continuare?
Prima conviene fermarsi un passaggio prima.
Se potessi cambiare una sola cosa della situazione in cui sei adesso, che cosa cambieresti? Le materie che studi? Il modo in cui passi le tue giornate? L'ateneo o la città? Le prospettive che vedi dopo la laurea? Oppure il fatto che non senti questa scelta davvero tua?
La risposta non decide ancora se restare o cambiare. Ma comincia a dirti dove guardare.
Quando il problema potrebbe non essere il corso di laurea
Un periodo difficile non è, da solo, la prova che hai scelto l'università sbagliata.
Il passaggio dalla scuola all'università cambia molte cose insieme: il modo di studiare, il ritmo, la quantità di autonomia, le relazioni, spesso anche la città e la vita quotidiana. È possibile stare male dentro questa transizione e attribuire al corso un problema che nasce altrove.
Lo stesso vale per un esame che non passa, per un semestre in cui non riesci a trovare il ritmo o per alcune materie del primo anno che sembrano lontanissime da ciò che ti aveva portato a scegliere quel percorso. Un corso di laurea non coincide con il suo esame peggiore, così come una scelta non si misura solo da quanto è facile portarla avanti.
La domanda utile, in questi casi, è vedere che cosa succede quando togli dal quadro la difficoltà del momento.
Se immagini di avere un metodo di studio che funziona, di aver superato gli esami che oggi ti stanno bloccando e di essere più a tuo agio nell'ambiente universitario, quel corso continua a sembrarti poco adatto a te?
Se la risposta cambia molto, probabilmente prima di mettere in discussione l'intera scelta vale la pena lavorare su ciò che la sta rendendo difficile adesso.
Se invece, anche togliendo questi ostacoli, restano il disinteresse per ciò che studi, la distanza dal tipo di lavoro a cui il percorso conduce o la sensazione di stare portando avanti una scelta fatta soprattutto per altre ragioni, allora il dubbio merita di essere preso più sul serio.
Quando vale la pena mettere davvero in discussione la scelta
Non esiste un singolo segnale che dimostri che hai scelto la facoltà sbagliata. Conta di più vedere se alcune incongruenze restano nel tempo e continuano a comparire anche quando la fase difficile passa.
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Ciò che studi
Non significa che debbano piacerti tutti gli esami: in qualsiasi corso ci saranno materie meno interessanti. Il punto è un altro. Quando guardi il percorso nel suo insieme, trovi abbastanza contenuti che ti incuriosiscono da volerli conoscere meglio, oppure stai aspettando da mesi che inizi finalmente la parte che ti piacerà?
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La direzione
Puoi anche essere capace di affrontare gli esami e non desiderare il tipo di attività a cui quel corso prepara. In questo caso il problema non è «sono abbastanza bravo?», ma «voglio davvero muovermi verso ciò che questo percorso rende più probabile?».
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I criteri con cui avevi scelto
A volte una facoltà è stata selezionata perché sembrava sicura, prestigiosa, vicina a casa, coerente con le aspettative familiari o semplicemente perché non c'era un'alternativa più chiara. Sono ragioni reali, ma possono non essere sufficienti a sostenere la scelta quando inizi a viverla.
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Ciò che continua a tornare
Se da tempo una possibilità alternativa ti interessa e la scarti ogni volta prima ancora di esplorarla, non significa che quella sia automaticamente la scelta giusta. Significa però che merita di essere verificata invece di essere tenuta fuori dal confronto.
Non chiederti subito «resto o cambio?»
Quando il dubbio cresce, la mente tende a trasformare tutto in una scelta binaria: resto oppure cambio. È comprensibile, ma spesso è una domanda troppo grande posta troppo presto.
Prima di decidere, prova a formulare il problema in modo più preciso. Non «questa università è sbagliata», ma per esempio: «le materie principali non mi interessano», «mi interessa il corso ma non la professione verso cui porta», «il corso mi piace ma sto male in questo ateneo», «non riesco a capire se il problema è il corso o il modo in cui sto studiando», «ho un'alternativa che non ho mai esplorato seriamente».
Più il problema è preciso, più diventano precise anche le alternative. E a volte scopri che la soluzione che stavi immaginando non corrisponde al problema reale.
Corso, ateneo e direzione non sono la stessa cosa
Cambiare corso di laurea, cambiare università e lasciare l'università sono tre decisioni diverse. Prima di metterle nello stesso contenitore, conviene capire quale parte della situazione vuoi modificare.
Se ciò che non funziona sono soprattutto i contenuti, il confronto va fatto con altri corsi. Se il corso continua a interessarti ma non stai bene nel contesto in cui lo frequenti, può avere senso guardare lo stesso percorso in altri atenei. Se invece la domanda riguarda il fatto stesso di continuare gli studi universitari, il confronto deve includere alternative concrete fuori dall'università: lavoro, formazione diversa, esperienze che ti permettano di verificare una direzione.
Anche «cambio facoltà» è troppo generico finché non esiste un'alternativa precisa. Passare da qualcosa che non convince a un'altra scelta poco esplorata rischia semplicemente di spostare il dubbio.
Come verificare prima di cambiare facoltà
Prima di prendere una decisione definitiva, trasforma il dubbio in verifiche. Non servono mesi di ricerca: servono informazioni che possano davvero cambiare il confronto.
Prendi una o due alternative realistiche e guarda il piano di studi completo, non solo il nome del corso. Quali insegnamenti occupano davvero la maggior parte del percorso? Quali attività sono obbligatorie? Che cosa faresti concretamente durante quei tre anni?
Poi cerca persone che quel corso lo stanno frequentando o lo hanno appena concluso. Non chiedere soltanto «ti piace?». Chiedi che cosa fanno durante una settimana normale, quali esami hanno trovato più rappresentativi, che cosa li ha sorpresi rispetto alle aspettative iniziali.
Fai lo stesso con il dopo. Guarda ruoli, tirocini, percorsi successivi e attività concrete. Non devi prevedere tutta la tua carriera, ma capire se ciò che vedi ti avvicina o ti allontana dalla direzione che desideri.
Infine confronta la possibilità attuale e quella alternativa sugli stessi criteri. Se per una guardi solo gli aspetti negativi e per l'altra solo quelli desiderabili, non stai ancora confrontando due strade: stai confrontando la realtà di una con l'immaginazione dell'altra.
Un esercizio semplice per capire che cosa stai davvero confrontando
Prendi un foglio e dividi la pagina in tre colonne: «restare», «cambiare», «non so ancora».
Nella prima scrivi che cosa resterebbe valido del corso attuale se sparissero le difficoltà del momento. Nella seconda scrivi che cosa l'alternativa cambierebbe davvero, non ciò che speri genericamente che migliori. Nella terza metti tutte le cose che non sai ancora e che possono essere verificate.
Poi guarda soprattutto la terza colonna. Se è piena, probabilmente non ti serve ancora una decisione: ti servono verifiche mirate. Se invece è quasi vuota e una delle due direzioni continua ad avere più peso, il problema potrebbe non essere più capire quale scegliere, ma concederti di agire.
Se scopri che vuoi davvero cambiare corso di laurea
Arrivare alla conclusione che il corso attuale non ti somiglia non rende inutile il tempo già trascorso lì. Quello che hai imparato sul corso, sul tuo modo di studiare e sui criteri che prima non avevi è materiale utile per la scelta successiva.
A quel punto conviene separare due piani. Il primo è la decisione: quale alternativa ha più senso e perché. Il secondo è quello pratico: modalità di passaggio o trasferimento, scadenze, requisiti ed eventuale riconoscimento degli esami già sostenuti. Questi aspetti cambiano da ateneo ad ateneo e vanno verificati sui regolamenti ufficiali.
Non lasciare però che la parte burocratica torni a decidere al posto tuo. Sapere che alcuni esami potrebbero non essere riconosciuti è un elemento del confronto, non necessariamente la risposta. Allo stesso modo, il tempo già investito non è da solo un motivo sufficiente per restare in una direzione che hai verificato non essere quella che vuoi continuare.
E se decidi di restare?
Puoi decidere di continuare perché hai capito che il problema non è il corso, ma un ostacolo più circoscritto su cui puoi intervenire. Oppure perché, dopo aver esplorato alternative reali, il percorso attuale continua ad avere più senso per te.
In questo caso vale la pena trasformare la decisione in un piccolo piano: che cosa deve cambiare nei prossimi mesi perché restare non significhi tornare esattamente nella situazione che ti ha fatto dubitare? Un nuovo metodo di studio, un confronto con qualcuno, un'esperienza pratica, un esame che vuoi vedere da vicino prima di rivalutare la scelta.
Restare non deve dimostrare che la scelta iniziale era giusta. Deve essere una decisione che oggi sai spiegarti meglio.
Il punto non è recuperare la scelta di prima
Quando pensi di aver sbagliato università, è facile leggere tutto in termini di tempo perso: gli esami già fatti, l'anno passato, il confronto con chi sembra andare avanti senza dubbi.
Ma l'obiettivo non è dimostrare che la scelta fatta a diciannove anni fosse corretta. È usare quello che adesso sai per fare meglio la scelta successiva.
Può significare cambiare. Può significare restare con motivazioni diverse. Può significare prendersi il tempo necessario per verificare una possibilità che finora era rimasta solo nella testa.
La domanda utile, alla fine, non è «ho sbagliato?». È: «adesso che so qualcosa in più di me e di questa strada, qual è il passo più sensato da fare?».
Strumento gratuito
MAPPA
Poche domande per capire dove si è bloccata la tua scelta. Alla fine ricevi una lettura della situazione, cosa evitare e il primo passo da fare.
Se il dubbio riguarda il corso che frequenti, puoi metterlo in ordine con lo strumento online «Ho sbagliato università?»: ti aiuta a capire che cosa lo alimenta e che cosa verificare prima di decidere.
Se preferisci parlarne, prenota un colloquio gratuito, una breve call per capire da dove partire.
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